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UNIVERSI DIVERSI prendiamocene cura

Quest’anno è toccato a noi di 3^ A e 3^B: 50 ragazzi e ragazze che hanno lavorato con i loro docenti per realizzare il progetto UNIVERSI DIVERSI prendiamocene cura, una mostra multidisciplinari. 7 – 12 maggio il tempo dell’esposizione a Villa Pomini – Castellanza – con una performance di apertura con brani musicali quali Blue Moon e Juppiter e canti sul tema del coro Vocal Dreams della nostra scuola: un vero successo.

“Universi Diversi” intende parlare non solo di scienza, tecnologia, conquiste dello spazio, ma anche di “Universi Culturali” che coesistono nel nostro mondo e di universi di sentimenti e di senso quali le pagine della Genesi e la favola del Piccolo Principe ci raccontano.

La mostra vede esposti i risultati del nostro lavoro multidisciplinare che ha chiesto approfondimenti, impegno, creatività: ce l’abbiamo fatta grazie ai nostri professori davvero bravi nel guidarci e nel sostenerci.

Taglio dell’inaugurazione della mostra da parte del nostro sindaco Mirella Cerini.              Si entra e subito a sinistra campeggia l’albero della vita con foto di paesaggi incontaminati simbolo di bellezza e armonia, la rielaborazione della creazione dell’uomo di Michelangelo nella Cappella Sistina per far capire che l’uomo creato-voluto-amato da Dio siamo tutti noi, e, su un grande pannello “A immagine e somiglianza di Dio” tutte le nostre foto. Chiude il percorso uno specchio con un velo e l’invito a sollevarlo, perché ogni visitatore, vedendosi riflesso, possa cogliere la verità del messaggio “tu sei bellezza”.

Nell’area di destra due installazioni: cubi coloratissimi con i versi della canzone “Abbi cura di me” di Cristicchi, illustrati da foto. E’ stata la nostra scelta per rappresentare le molteplici sfaccettature del “prendersi cura” abbattendo ogni forma di razzismo e pregiudizio. Per il Piccolo principe due metafore: il baobab con i suoi semi cattivi da estirpare subito prima che soffochino l’intero pianeta, “la nostra vita”, e un grande roseto a indicare i “bravi giardinieri”, coloro che coltivano il “bene”. Nel roseto, più grande e più bella delle altre, “la tua rosa” quella diventata “speciale” perché le hai dedicato tempo, e sei così diventato “responsabile” di lei. A spartiacque delle due metafore la cassetta del “non si vede bene che col cuore”: ti avvicini attraverso il sentiero e guardi attraverso le due pupille disegnate: scopri il piccolo principe e l’aviatore del racconto.

Nel grande salone: La Terra, che tiene tra le sue mani il nostro pianeta, la Luna con un plastico dell’impronta del primo uomo sul suolo lunare e una interpretazione artistica del nostro satellite; poi Marte, più che mai “rosso” e le sonde che lo studiano: tre pannelli per l’”oggi” che ci ricorda come il nostro pianeta va custodito, i 50 anni del primo allunaggio “ieri”, e il 2033 “domani”, anno in cui la NASA progetta di far scendere l’uomo su Marte.

Sul fondo del grande salone, il sistema solare. Scienze e pensiero computazionale ci hanno visti impegnati in più lavori: creare con un codice Scratch le “carte d’identità” dei pianeti messe a disposizione su un PC per il pubblico; simulare il moto di rivoluzione dei pianeti programmando codici per otto piccoli robot, tanti quanti sono i pianeti del sistema solare, che, muovendosi su un grande cartellone a pavimento  rappresentante lo spazio, hanno simulato questo moto. E’ indubbio: è stata l’attrazione più gettonata dai visitatori insieme ai visori per un viaggio virtuale all’ interno del sistema solare.

La visita prosegue e incontra un grande e coloratissimo puzzle di 50 quadrati tutto costruito con materiale di rifiuto-riciclo: se il cittadino, e le intere nazioni, prendono consapevolezza dei danni dell’inquinamento dei rifiuti specie di plastica, può pensare a come riciclarli per fare della Terra un ambiente vivibile. Questo puzzle è stato realizzato dai ragazzi di 1^ A e 1^B per un concorso di Popotus, ma è talmente bello che non potevamo non portarlo alla mostra quale “Universo” a favore o contro la Natura.

E’ poi la volta dell’esposizione dei modellini di astronavi e sonde spaziali frutto del lavoro delle ore di tecnologia. Ma cosa si mangia nello spazio e quanto si pesa? Per ora siamo solo in grado di dire quanto uno pesa sulla Luna: basta salire sulla bilancia a disposizione in mostra e confrontare il proprio peso con la tabella esposta. Per il cibo degli astronauti volevamo autentiche buste-menù e abbiamo contattato Argotec, l’azienda torinese che ha prodotto i pasti per gli astronauti Luca Parmitano, Paolo Nespoli, Samantha Cristoforetti, ma ci siamo imbattuti nel “tutto esaurito”. Così il visitatore deve accontentarsi di leggere il menù e le sue caratteristiche senza poterlo assaggiare.

Fine della visita. Prima di uscire il visitatore non deve dimenticare di prendere dalla cassetta quello che sembra un rifiuto, un foglietto accartocciato: è invece il “segreto del piccolo principe”, il nostro augurio.

Gaia, Lisa, Paola

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