Febbraio 2020, Senza categoria

I BAMBINI EBREI

Domenica 26 Gennaio, alcuni studenti di terza media hanno preso parte all’incontro che si è svolto in Villa Pomini.
L’incontro era tenuto da due relatori, Wilma Minotti Cerini, orfana di guerra, e dal professor Giancarlo Restelli, che insegna storia al liceo “Bernocchi” di Legnano.
Il tema dell’incontro era la memoria di ciò che accadde nei campi di concentramento e, in particolare, ai bambini internati in questi luoghi di tortura.
La frase con cui il professor Restelli ha iniziato a parlare è stata proprio: ”dire bambini e Shoah è un gigantesco ossimoro…dei 232 mila bambini che furono spediti ad Auschwitz, Buchenwald e in tutti gli altri campi della morte, ne tornarono solo 600”.
Le parole “Shoah” e “bambini” insieme sono un ossimoro perché non dovrebbero mai stare insieme, dato che racchiudono un significato atroce al loro interno.

Durante l’incontro i mediatori hanno raccontato storie riguardanti i bambini vissuti ad Auschwitz o in altri campi minori.
I racconti erano accompagnati dalle letture dei ragazzi di terza, che parlavano delle esperienze più significative della vita dei giovani deportati.

La prima ragazza di cui si è parlato è stata la senatrice Liliana Segre, che fu nascosta dalla famiglia Civelli di Castellanza per un mese e mezzo, prima della fuga in Svizzera per evitare il campo di concentramento.
Purtroppo una volta arrivati in Svizzera, lei e il papà vennero fermati, scoperti e quindi deportati fino ad Auschwitz.
Solo lei si salvò, dopo che un tedesco le suggerì di dire che aveva sedici anni e non quattordici, poiché altrimenti sarebbe stata mandata subito nelle camere-gas.
Suo papà e i suoi zii, invece, vennero uccisi subito, perché giudicati “troppo vecchi” per i lavori forzati.
Abbiamo poi raccontato altre storie di bambini mai tornati dai campi di concentramento, come il racconto di Emilia Levi , una bambina di tre anni, che di quel tempo ricorda solo il bagno che le avevano concesso di fare durante il lungo viaggio verso Auschwitz.
Hurbinek era un neonato (da questo deriva il suo nome così particolare, datogli dalle donne del campo) e che era paralizzato dalla vita in giù.
Di lui si prenderà cura solo Heneck, un ragazzo di quindici anni che lo accompagnerà fino alla liberazione del campo, anche se Hurbinek morirà poco dopo a causa dei suoi gravi problemi di salute mai curati.
Molto commovente è la storia di Sissel che morì in un campo di concentramento con la madre. Il papà invece sopravvisse e dopo pochi anni si risposò. Da questo matrimonio nacque un figlio, Daniel, che rimane molto colpito dalla storia della sorella tanto che le dedica delle poesie con la speranza di rincontrarla, in un futuro.
L’ultima storia raccontata è quella di Sergio, un bambino che venne internato nei campi insieme alle due cugine sopravvissute.
Una donna tedesca avvertì i cugini di non rispondere “sì” alla domanda “vuoi vedere la tua mamma?”.
Ma Sergio non ci credette e rispose “sì” a quella domanda posta dalle guardie tedesche.
Venne caricato su un camion e con lui, come con molti altri bambini, si fecero tantissimi esperimenti molto pericolosi.

L’incontro si è concluso con una breve testimonianza della sig.ra Minotti, il cui padre, partigiano, venne ucciso perché i fascisti sapevano che trasportava delle carte con i luoghi da non bombardare.
Ai ragazzi di terza è stato poi donato un libro, scritto dal professor Restelli, sulla Shoah.
È stato un incontro molto interessante, diverso dalle altre testimonianza sulla guerra: gli avvenimenti erano descritti con gli occhi dei bambini.
I racconti era molto dettagliati e anche la testimonianza della sig.ra Minotti racchiudeva sentimenti veramente intensi.

Gli alunni di 3^ AB lettori delle storie dei bambini di Auschwitz

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